Spedizione gratis da 7,90 € per i clienti registrati
Carta per la stampa: tipologie e caratteristiche
Come distinguere le varie tipologie di carta per la stampa
La carta di qualità è risultato di vari fattori quali: materia prima, lavorazione, imballaggio e destinazione d’uso.
Tutto parte dalla cellulosa, una fibra di origine vegetale che una volta trasformata in pasta e distribuita in fogli assume delle caratteristiche molto diverse in base a come vengono utilizzate e sulla base dei trattamenti che subiscono.
Uno dei primi parametri da considerare è la grammatura, questo valore incide sulla percezione di solidità ma non è sufficiente da solo a definire la qualità o l’idoneità della carta. A parità di grammatura però entrano spesso in gioco tanti altri fattori quali:
- densità delle fibre che può rendere la carta più voluminosa o compatta;
- tipo di pressatura svolta in fase di produzione;
- presenza o meno di trattamenti additivi o superficiali.
Un altro aspetto che si deve considerare è la sua opacità. Una carta meno opaca fa trasparire testi e immagini sul lato opposto, mentre una maggiore capacità di schermare la luce migliora la leggibilità e la qualità dei documenti stampati fronte-retro. Questo fattore diventa particolarmente rilevante, ad esempio, sia in ambito editoriale sia professionale.
Va poi considerata la resistenza meccanica del foglio, che emerge soprattutto nell’uso quotidiano. In base alla composizione e all’intreccio delle fibre, una carta può reagire in modo molto diverso a sollecitazioni come:
- piegature ripetute;
- trazioni e strappi;
- pressione o sfregamento.
Anche il grado di bianco infine ha un ruolo importantissimo in quanto non tutte le carte presentano la stessa luminosità o la stessa tonalità: alcune risultano più fredde e brillanti, altre più calde e naturali.
Questa differenza, ad esempio, incide direttamente sulla resa cromatica, sul contrasto dei testi e sull’impatto visivo complessivo del prodotto stampato.
Infine, esistono caratteristiche meno immediate, ma rilevanti per distinguere una carta dall’altra.
Tra queste rientrano:
- a ruvidità della superficie, che influisce sull’assorbimento dell’inchiostro;
- l’aspetto del foglio in controluce, utile per valutare l’omogeneità delle fibre;
- la qualità della collatura, che determina la stabilità della carta durante la stampa.
Osservare questi elementi nel loro insieme consente di comprendere meglio le differenze tra le varie tipologie di carta e di scegliere il supporto più adatto in base all’uso finale, evitando valutazioni basate su un solo parametro isolato.
Perché è importante conoscere la grammatura della carta?
La grammatura rappresenta uno dei parametri più rilevanti quando si sceglie il tipo di carta sulla quale stampare.
Questa definisce il peso di un foglio di un metro quadrato, in genere la grammatura appunto viene espressa per grammi per metro quadrato, e rappresenta un valore che non indica esclusivamente il peso della carta ma che permette di comprendere anche altre caratteristiche della stessa come: consistenze, trasparenza, percezione al tatto, resa finale di stampa.
In caso di bassa grammatura i fogli sono più flessibili e leggeri, questa è indicata per lo più alla stampa di testi molto lunghi o alla stampa di documenti funzionali per l’attività ma che non devono essere conservati a lungo né mostrati in incontri ufficiali.
Una grammatura maggiore, invece, conferisce spessore, rigidità e anche una maggiore qualità al tatto e in fase di stampa.
Comprendere quale grammatura scegliere permette di evitare alcuni errori come: scegliere una carta troppo sottile o troppo spessa non adatta all’uso finale; una grammatura eccessiva per la stampa di documenti corposi destinati alla lettura o al lavoro.
La scelta della corretta grammatura, dunque, dipende sicuramente da come la carta deve essere impiegata e dal tipo di stampa alla quale è destinata.
Tipologie di grammatura ed esempi di utilizzo
La tipologia di grammatura come abbiamo anticipato dipende dal risultato che si vuole ottenere e dall’utilizzo che si deve farne. Per aiutarti in questa scelta ti illustriamo le principali grammature di carta e gli impieghi possibili per ognuna di queste.
Carta da 75 a 80 g/m²
Una delle grammature più impiegate che contraddistinguono la carta comune per la stampa è quella da 75 a 80 g/m². In genere si tratta di una carta naturale che non subisce trattamenti chimici aggressivi e che per questo motivo risulta essere particolarmente idonea alla stampa di grandi quantità di testo.
Questa tipologia di carta garantisce: buona leggibilità, spessore contenuto, facilità la rilegatura e la consultazione del testo. È una carta che viene scelta nella maggior parte dei casi per la stampa di manuali, report, documenti o pagine interne di libri, intestazioni aziendali, documenti d’ufficio.
Questa carta ha una resa cromatica indicata per lo più per la stampa di testo mentre è meno indicata per la stampa di immagini professionali come foto che necessitano di una resa finale più lucida e dettagliata.
Carta da 130 g/m²
Salendo di grammatura, la carta da 130 g/m² rappresenta una soluzione intermedia che offre una buona versatilità, risultando adatta sia alla riproduzione di testi sia alla stampa di immagini a colori con una qualità visiva più elevata.
Questa tipologia di carta viene impiegata per le riviste patinate, brochure, per i poster, i pieghevoli, in quanto è ottimale per riuscire a sostenere anche la stampa di immagini, senza però che risulti rigida. La consistenza maggiore va a ridurre la trasparenza della carta e ne migliora la percezione a livello cromatico.
Carta da 170 g/m²
La grammatura da 170 g/m² invece è quella che definisce il cosiddetto “cartoncino”. Si tratta di una tipologia di carta che garantisce sicuramente un’ottima robustezza, una resa cromatica di qualità, ma anche una minore sensibilità.
In questo caso si tratta di una carta impiegata per: cataloghi, presentazioni aziendali, locandine, attestati come diplomi o attestati di partecipazione. È una carta che in genere è venduta in diverse varianti, anche colorate, pensate per rispondere a diverse esigenze di stampa.
Cartoncini da 350 e 380 g/m²
Infine, quando il progetto richiede un supporto resistente e molto rigido, la grammatura più indicata è quella del cartoncino. Il cartoncino tra i 350 e i 380 g/ m² è utilizzato ad esempio per la stampa di copertine, cartelline, cartoline, inviti, biglietti da visita, in quanto offre uno spessore perfetto per far sì che il prodotto duri a lungo, sia sotto il profilo estetico sia in termini di resistenza.
La differenza tra grammatura e spessore
La grammatura e lo spessore vengono spesso confusi, ma indicano due caratteristiche distinte. La grammatura esprime il peso di un foglio in rapporto alla sua superficie, mentre lo spessore riguarda la reale consistenza del materiale.
È vero che, nella pratica, a una grammatura più elevata tende a corrispondere uno spessore maggiore, ma questa relazione non è automatica. Lo spessore del foglio può infatti variare sensibilmente in base a diversi elementi.
Uno dei primi fattori da considerare è il tipo di lavorazione che viene adottato dalla cartiera, in quanto a parità di grammatura, una carta che si presenta più pressata e compatta risulterà al contempo più densa e quindi più sottile, mentre una lavorazione meno compressa tende a produrre un foglio che si presenta visivamente e tattilmente più spesso.
Un’altra cosa che incide sulla qualità e su spessore e grammatura è anche la quantità e la tipologia di fibre utilizzate, in quanto la carta è composta da fibre di origine vegetale, ottenute attraverso processi chimici, come nel caso della cellulosa, o meccanici, come nella pasta di legno.
Una maggiore presenza di fibre può contribuire ad aumentare lo spessore del foglio, modificandone così la struttura interna.
Risulta quindi evidente come due fogli con la stessa grammatura possono presentare spessori diversi, in funzione della lavorazione, della composizione e delle materie prime impiegate.
Tipologie e finiture della carta: le principali
Dopo la grammatura una caratteristica importante è determinata dalla finitura che fa sì di contraddistinguere tra loro varie tipologie di carta, che con le loro differenze permettono un uso differente a seconda della finalità della stampa.
Carta bianca per la stampa
La carta bianca per la stampa è quella che più viene utilizzata per la stampa casalinga, per stampare documenti non ufficiali, per la stampa di documenti funzionali o di testi molto lunghi.
La carta bianca comune si distingue per la sua luminosità e punto di bianco; infatti, esistono tipologie di carta bianca che presentano una maggiore opacità e altre che invece hanno una luminosità maggiore.
Questo parametro va a incidere sulla nitidezza del testo, il contrasto cromatico e la percezione dei colori stampati, soprattutto nel caso di stampe a colori.
La carta di tipo A in genere è quella che ha il punto di bianco più alto e anche la più utilizzata sia per la stampa casalinga sia per stampare i documenti negli ambienti di lavoro. La carta di tipo B invece ha un valore inferiore, ma comunque al di sopra dei 104, valore che la rende comunque una carta intermedia e versatile.
La carta di tipo C, infine, ha un punto di bianco contenuto, e inferiore al tipo A e al tipo B. Questa viene scelta in genere per stampe funzionali, bozze, documenti, dove la qualità visiva non rappresenta una priorità di stampa.
Carta bianca da ufficio
Oltre alla carta bianca standard, esiste anche quella destinata appositamente all’uso in ufficio e all’interno degli ambienti professionali. Si tratta di una carta per fotocopie con una grammatura maggiore, che può raggiungere i 90 g/m².
Questa grammatura conferisce al foglio una consistenza più solida e di conseguenza anche una maggiore resistenza durante il suo utilizzo anche dopo la stampa, rendendo i fogli idonei anche a presentazioni o alla stampa di documenti ufficiali.
La carta destinata agli uffici ha anche un punto di bianco più elevato, con valori CIE fino a 160, per riuscire a garantire un maggior contrasto e colori più brillanti, soprattutto quando si utilizza per la stampa con stampanti laser o con modelli inkjet professionali.
Un altro aspetto da considerare è l’opacità, questo dipende dall’uso che se ne vuole fare in ufficio. Infatti, la stampa fronte/retro, richiede un grado di opacità maggiore per riuscire a ridurre il livello di trasparenza e non compromettere la leggibilità dello stesso.
La superficie della carta da ufficio, inoltre, può essere di varia tipologia extra liscia per una maggiore resa cromatica o più ruvida per riuscire a limitare lo spandimento dell’inchiostro contribuendo a rendere la stampa più definita e professionale.
Infine, la carta destinata all’ufficio è progettata per riuscire a scorrere con la giusta regolarità anche su macchinari ad alta velocità, riducendo anche il rischio che questa si inceppi, anche quando si stampa un grande quantità di documenti.
Carta patinata
La carta patinata è una tipologia di carta speciale che presenta una patina sulla superficie che modifica il suo aspetto visivo e anche il comportamento in fase di stampa.
Questa lavorazione viene svolta per riuscire a ottenere una superficie più uniforme e liscia, grazie alla patinatura l’inchiostro rimane in superficie e non penetra all’interno delle fibre, andando di conseguenza a migliorare la definizione delle immagini e anche l’intensità dei colori.
Esistono tre tipologie di carta patinata:
- Carta patinata lucida.
- Carta patinata opaca.
- Carta patinata satinata.
La carta patinata lucida presenta un livello tra i 50 e gli 80 Gloss Unit che permette di restituire delle immagini con contrasti maggiori, colori più saturi e immagini brillanti. La versione opaca invece ha un livello tra i 10 e 20 Gloss Unit, andando a rendere la stampa non riflettente, semilucida, con contrasti attenuati.
Infine, c’è una variante intermedia ossia quella della carta satinata che permette di combinare una superficie della carta più morbida con una buona definizione cromatica.
Queste caratteristiche rendono la carta patina ampiamente impiegata per riviste, cataloghi depliant, libri fotografici, dove la qualità dell’immagine è un elemento rilevante, come del resto lo è la resa cromatica dei colori. Rispetto alla carta comune, questa presenta una resa più nitida e professionale, specie nella stampa a colori.
Carta lucida
La carta lucida, spesso definita glossy, è particolarmente indicata per la stampa di immagini ad alta saturazione cromatica e fotografie di qualità elevata.
La sua superficie riflettente esalta la profondità dei colori, valorizza luci e ombre e restituisce neri intensi e bianchi più freddi, contribuendo a una percezione visiva molto incisiva.
Grazie a una buona gamma tonale, questa tipologia di carta rende con precisione le sfumature e i dettagli più fini.
Il rapporto con la luce rappresenta un aspetto determinante nella scelta della carta lucida, perché la riflettenza può diventare un limite in ambienti fortemente illuminati.
Per questo motivo, viene spesso utilizzata in contesti dove l’illuminazione è controllata, come esposizioni fotografiche o stampe destinate a essere osservate da vicino.
Quando impiegata correttamente, la carta lucida diventa un alleato ideale per la stampa fotografica, in quanto in grado di amplificare l’impatto visivo dei colori e dei contrasti.
Carta opaca
La carta opaca, detta anche matte o satinata, si caratterizza per un’assenza quasi totale di riflessi e per una resa visiva più morbida e naturale. I contrasti risultano attenuati, i neri meno profondi e il bianco tende a essere più caldo, creando un equilibrio visivo che privilegia la leggibilità e la fedeltà cromatica rispetto alla brillantezza.
Questa caratteristica la rende particolarmente apprezzata in contesti dove la luce ambientale è variabile o poco intensa. Dal punto di vista tecnico, la carta opaca presenta una gamma cromatica leggermente più ridotta rispetto alla lucida, ma offre una riproduzione dei colori coerente e stabile.
La superficie porosa serve a limitare la visibilità delle impronte e si presta bene agli ingrandimenti di stampa, oltre a risultare particolarmente efficace per fotografie in bianco e nero.
Grazie alla sua versatilità, la carta opaca trova applicazione principalmente in alcune stampe fotografiche e in progetti editoriali che richiedono un ottimo bilanciamento tra la qualità visiva e il comfort di lettura.
Cos’è il punto di bianco e quando è importante conoscerlo
Si parla spesso di “carta bianca per la stampa” come se fosse una categoria omogenea. In realtà, non tutte le carte bianche restituiscono lo stesso grado di bianco, né producono lo stesso effetto visivo una volta che vengono impiegate per la stampa, che sia di solo testi, di testi e immagini o solo di immagini.
Il punto di bianco indica per la precisione: il grado di luminosità del supporto, andando a incidere direttamente sulla resa cromatica, sulla leggibilità e sull’equilibrio complessivo della stampa.
Si tratta di un parametro tecnico che diventa molto importante, soprattutto nell’ambito della stampa professionale o documentale. In molti, trascurano questo aspetto, ma se si desidera una resa di stampa specifica, bisogna fare molta attenzione anche a questa componente che va ad influire sul risultato finale, sulla qualità dell’inchiostro e sulla conseguente calibrazione dei colori.
Dal punto di vista tecnico, quando parliamo di punto di bianco andiamo nello specifico a misurare la capacità della carta di riflettere la luce secondo standard precisi.
Quando i valori sono più elevati allora il punto di bianco corrisponde a una superficie più brillante, capace di restituire colori netti e contrastati.
È una caratteristica che assume particolare peso nei materiali visivi: fotografie, immagini a colori, grafica pubblicitaria o progetti in cui il contrasto cromatico è parte integrante del messaggio.
Una carta molto luminosa, infatti, enfatizza i colori e ne aumenta la percezione di nitidezza; una carta meno spinta, invece, tende a smorzare i toni, restituendo un effetto più morbido e naturale.
Queste differenze dipendono nello specifico dalla composizione e dai processi produttivi. In quanto le fibre utilizzate, il livello di raffinazione e i trattamenti applicati durante la produzione determinano la tonalità finale del foglio.
Le carte naturali o uso mano, sono spesso caratterizzate da fibre meno trattate o da una componente di legno, presentano un bianco più caldo.
Le carte patinate, al contrario, raggiungono valori di luminosità più elevati grazie alla finitura superficiale, ottenuta tramite l’applicazione di pigmenti che rendono la superficie più uniforme e riflettente.
In fase di stampa, queste differenze diventano evidenti, ad esempio, se prendiamo uno stesso colore come una tinta piatta di un Pantone, è possibile scorgere in modo evidente come cambia la stampa dello stesso a seconda del grado di bianco della carta.
In questo caso, un grado di bianco differente va a modificare l’interazione che c’è tra carta e inchiostro modificando anche la percezione del colore e rendendo il supporto un elemento attivo del progetto visivo.
Per questo la scelta del punto di bianco non è un dettaglio ininfluente, ma può essere parte integrante della scelta della carta per la stampa se si deve impiegare per progetti specifici e si deve decidere in anticipo che tipo di resa si vuole ottenere.
Formati di carta: tipologie e standard più diffusi
Oltre alle caratteristiche fisiche e visive, la scelta della carta per la stampa passa inevitabilmente anche dal formato, cioè dalle dimensioni del foglio.
È un aspetto che spesso viene dato per scontato, ma che incide in modo concreto sulla progettazione, sui costi di produzione e sulla gestione del materiale stampato.
I formati della carta rispondono a sistemi di standardizzazione pensati per riuscire a rendere più efficiente l’intero ciclo produttivo, dalla stampa alla distribuzione, limitando sprechi, errori e incompatibilità tra supporti.
Nel contesto europeo, infatti, il riferimento è lo standard ISO, che definisce tre serie principali di formati: A, B e C.
In altri mercati, come quello nordamericano, vengono utilizzati sistemi differenti, ad esempio, i formati Letter e Legal che però non seguono le stesse proporzioni e richiedono adattamenti specifici in fase di impaginazione e stampa.
La serie A è senza dubbio la più diffusa e riconoscibile, che ha come suo principale punto di forza la proporzione costante tra base e altezza, che rimane invariata passando da un formato all’altro.
Ogni foglio nasce infatti dal dimezzamento del precedente sul lato lungo, mantenendo lo stesso rapporto dimensionale.
Questa continuità rende la serie A particolarmente idonea al lavoro editoriale, d’ufficio e grafico, in quanto consente di ridimensionare i contenuti senza alterarne l’equilibrio visivo o la leggibilità.
All’interno della serie A, i formati trovano applicazioni molto diverse a seconda delle dimensioni:
- A0, A1 e A2 sono utilizzati soprattutto per poster, affissioni, pannelli espositivi, planimetrie e disegni tecnici, dove la superficie ampia è funzionale alla comunicazione visiva in loco.
- A3 e A4 rappresentano i formati più versatili, compatibili con la maggior parte delle stampanti e delle fotocopiatrici. L’A4, in particolare, è lo standard per documenti, lettere, report e materiali di uso quotidiano.
- A5 e A6 trovano spazio nella produzione di brochure, flyer, cartoline e materiali promozionali compatti, facili da distribuire e consultare.
- A7, A8 e A9 sono riservati a utilizzi più specifici, come piccoli menu, biglietti, carte da gioco, etichette o inserti informativi.
Meno impiegata a livello domestico, ma spesso impiegata in ambito professionale, è la serie B.
A parità di numerazione, un formato B risulta leggermente più grande rispetto al corrispondente formato A.
Questa differenza, apparentemente minima, è in realtà strategica in quanto lo spazio aggiuntivo consente di lavorare con margini più ampi, facilitando le operazioni di rifilo, piega e rilegatura.
Per questo la serie B è spesso scelta per: libri e cataloghi, brochure di pregio, documenti ufficiali e prodotti editoriali che richiedono una lavorazione più articolata.
La serie C, infine, è pensata in modo specifico per la corrispondenza, dato che i suoi formati sono progettati per contenere in modo preciso i fogli della serie A, mantenendo una relazione diretta tra le dimensioni.
Una busta C5 accoglie un foglio A5, una C4 un A4 non piegato, e così via, questa logica proporzionale semplifica la gestione delle buste e riduce la necessità di pieghe complesse o soluzioni improvvisate.
Scegliere la carta per la stampa: equilibrio tra tecnica e usabilità
Come abbiamo potuto vedere da questa guida, la scelta della carta non viene ridotta semplicemente a una preferenza estetica e non sempre si tratta di una decisione standardizzata.
Infatti, ogni progetto può andare a richiedere una carta differente a seconda della tipologia di stampa e di resa che si desidera ottenere, valutando quindi la funzione, il contenuto da stampare e il contesto d’utilizzo, e noi di Alphaink lo sappiamo bene essendo i leader a livello mondiale.
La grammatura, lo spessore, la finitura, il punto di bianco e il formato servono a fornire una migliore esperienza finale nella resa di stampa.
Comprendendo in modo attento tutte le variabili potrai scegliere in modo più consapevole la migliore carta per la stampa ottenendo un risultato ottimale valorizzando testi, immagini e resa sui documenti.